mercoledì 26 aprile 2017

mercoledì 12 aprile 2017

Ci risiamo. Ancora dei "fannulloni" a Bologna



Lunedì la redazione del programma “Le Iene” ha denunciato un altro caso di dipendenti pubblici che invece di fare il proprio dovere se ne vanno a spasso. E’ successo alla IBC di Bologna, ufficio della Regione Emilia Romagna sito in via Galliera.
Solita storia, chi  passeggia tra le vetrine del centro, chi sorseggia un caffè, chi fa la spesa al supermercato. Infine c’è il dipendente che porta a spasso il cane, un setter marrone, almeno due volte al giorno
Noi Comunisti ribadiamo il concetto che i cosiddetti "fannulloni" della pubblica amministrazione, che sarebbe più opportuno chiamare truffatori, sono un utile strumento per ridurre i diritti dei lavoratori pubblici e per diminuire i servizi ai cittadini. Tanto che quando qualcuno cerca di combatterli davvero, viene escluso e intimidito.
Già avevamo denunciato l’ostracismo, le ritorsioni e il mobbing subiti dal nostro Compagno Ciro Rinaldi, sindacalista, protagonista di una lunga lotta contro gli assenteisti presenti nel suo ufficio, l’Ispettorato Territoriale Emilia Romagna del Ministero dello Sviluppo Economico, sito in via Nazario Sauro a Bologna.  Nonostante le ritorsioni il Compagno, forte delle proprie ragioni, continua la sua lotta contro i colleghi nulla facenti e contro i dirigenti che li hanno coperti .
Anche nel caso della IBC le prime dichiarazioni del Dirigente sono state quelle di chi cade dalle nuvole, prima ha negato i fatti poi, messo alle strette ha dichiarato  “Io non posso girare per gli uffici a controllare il personale”, sono le stesse frasi pronunciate dal Dirigente dell’ufficio bolognese del Ministero dello Sviluppo Economico all’epoca dei fatti che hanno riguardato i dipendenti di via Nazario Sauro (per la cronaca la maggior parte degli indagati, nonostante le condanne, sono ancora in servizio e fanno anche carriera). 
La domanda che ci si pone è “ma i Dirigenti cosa fanno?”, i Dirigenti, che si ricorda vengono pagati lautamente, controllano le attività degli uffici che dirigono? Qualcuno gli chiede conto delle loro manchevolezze? La risposta nella maggior parte delle volte è NO!
La Magistratura adesso farà le sue indagini e accerterà le eventuali responsabilità.

Invitiamo tutti i lavoratori pubblici e i loro sindacalisti a seguire l'esempio del nostro compagno, denunciando tanto i dipendenti che non fanno il loro lavoro quanto i dirigenti che fingono di non vedere e che spesso sono i primi ad attuare questi comportamenti, nel rispetto ed in difesa di tutti quei lavoratori pubblici, che sono la grande maggioranza, che fanno il proprio dovere nell’interesse dei cittadini che usufruiscono dei servizi pubblici.

mercoledì 5 aprile 2017

Ci risiamo, vogliono eliminare definitivamente la storica BREDAMENARINIBUS e lasciare senza lavoro gli operai



 Stamani i lavoratori della ex Bredamenarinibus di Bologna  sono stati costretti a fare dei presidi ed entrare in sciopero, attuando il blocco dei cancelli,  e non lasciano entrare i mezzi per le consegne. La protesta è scattata dopo che i lavoratori hanno scoperto che, sabato scorso, è stato imballato del materiale necessario alla costruzione di 26 veicoli che dovevano essere fatti a Bologna e invece verranno costruiti nella sede di Avellino della ex Irisbus confluita, come la 'Breda', nell'Industria italiana autobus. Tutto questo mette in discussione il futuro lavorativo dei dipendenti.
Noi Comunisti, nel maggio 2016, avevamo denunciato la situazione della Bredamenarinibus, facendo il seguente comunicato, riportato in corsivo:
“EX Bredamenarini,
La nuova società è una bufala
L'allarme lanciato dalla Fiom, poco tempo fa, “La nuova società è una bufala”, sulla nascita dell'Industria italiana autobus (ex Bredamenarini) controllata dall'azienda King Long, con Finmeccanica azionista di minoranza e nessuna azienda pubblica, quindi, nel settore dei trasporti pubblici, si sta rivelando, nella sua drammaticità, vero .  
Infatti la ex Bredamenarinibus (Industria Italiana Autobus) di Bologna ha comunicato il 7 maggio  il licenziamento (mobilità) per 42/46 esuberi su un totale di 184 lavoratori". 
Tutto questo è inaccettabile. Non vi è traccia sull'attuazione del piano di rilancio dello stabilimento di Bologna. 
Si rammenta che negli accordi sottoscritti al Ministero dello Sviluppo economico era stata garantita, si cita da tale accordo "la saturazione degli organici attraverso la costruzione di 220 veicoli
Tale accordi, così come riportato dai segretari di Fiom Bologna ed Emilia-Romagna, Alberto Monti e Bruno Papignani, portano la firma del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, del Comune di Bologna e della Regione.
Questi impegni non sono mai stati mantenuti e vengono adesso addirittura stravolti.
Noi Comunisti d’Italia riteniamo che se i finanziamenti pubblici di Invitalia a IIA, circa  25 milioni, devono mettere in discussione lo stabilimento di Bologna, questo è inaccettabile ed è uno schiaffo ai lavoratori.
I Comunisti d’Italia di Bologna saranno vicini e sosterranno i lavoratori della ex Bredamenarini bus in ogni azione che gli stessi decideranno di attuare. Chiediamo inoltre al Comune di Bologna e alla Regione Emilia Romagna di attivarsi per il rispetto degli impegni sottoscritti.
Responsabile lavoro P.C.d’I. Bologna – Ciro Rinaldi”

Successivamente, nello scorso mese di luglio 2016, prima a Bologna era stata rilevata una commessa molto importante con regione Emilia-Romagna. In particolare, la ex BredamenariniBus aveva vinto una gara che prevedeva la costruzione di circa 200 bus da costruire entro due anni. Poi si era svolto un incontro a Bologna tra la regione Emilia-Romagna, il ministero dello Sviluppo Economico, la città metropolitana di Bologna, il Comune di Bologna, i sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm e Industria Italiana Autobus. L’incontro si era concluso con la sottoscrizione di un accordo quadro che evitava i licenziamenti dichiarati dall’azienda con l’apertura della messa in mobilità e con un altro accordo che doveva portare  all’acquisizione da parte di IIA dell’area produttiva di 6000mq di proprietà Finmeccanica. L’Industria Italiana Autobus aveva inoltre garantito la riqualificazione dello stabilimento bolognese entro il 2020, con un investimento pari a circa 4 milioni di euro che avrebbe dovuto portare la capacità produttiva a circa 300 autobus all’anno. Durante la riorganizzazione, era prevista la cassa integrazione straordinaria del personale assunto.
Erano già alcuni mesi che i lavoratori ed i sindacati lanciavano l'allarme sul progressivo svuotamento della parte produttiva della storica fabbrica bolognese di autobus e sabato queste paure hanno preso forma, quando si è scoperto che, come ci ha confermato una delegata Fiom-Cgil, era stato imballato del materiale per 26 veicoli che dovevano essere fatti a Bologna e invece verranno costruiti a Flumeri" nell'ex Irisbus confluita, come la 'Breda', nell'Industria italiana autobus,  la preoccupazione che ci fosse l’intenzione di sgomberare lo stabilimento, a questo punto è diventata realtà ed è scattato il blocco dei cancelli da parte degli operai. Si aspettano i camion che devono caricare i materiali preparati per il trasporto ad Avellino. E, ovviamente, i lavoratori li aspettano per  bloccarli.. I dipendenti si preparano, quindi, a “resistere”. In questa loro lotta avranno tutta la solidarietà e l’appoggio del Partito Comunista Italiano di Bologna, fin da ora tutta la Federazione di Bologna mette a disposizione dei lavoratori la propria organizzazione, la forza militante e tutto l’appoggio che sarà necessario, invitando i lavoratori a presidiare la fabbrica, verificare le mosse del padronato e stabilire un programma di vigilanza.
L'azienda, vistasi scoperta, cerca ora di rassicurare i lavoratori, gli dice di stare tranquilli, che su Bologna rientreranno i lavoratori in cassa integrazione per completare intanto la realizzazione dei sei autobus che sono in costruzione. Ma non dice, ed è questo il punto, cosa produrrà dopo la ex Breda. Teniamo presente che al momento l'ex 'Breda' conta 120 dipendenti in cig, 35 impiegati al lavoro e otto addetti nel reparto produttivo. Se si porta via il materiale cosa faranno i lavoratori in produzione? Come faranno i cassaintegrati a rientrare se non vi è produzione?
Noi Comunisti chiediamo questo a Stefano Del Rosso, presidente-ad di Industria italiana autobus, e al Governo, nella veste dell'allora sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, oggi ministro con delega al Mezzogiorno. L'accusa che gli muoviamo è questa: gli accordi firmati nel 2014 per il decollo di Industria italiana autobus non vengono rispettati e quindi si rischia un declino irreversibile, nonostante i fondi europei per il rinnovo delle auto inquinanti, nonostante commesse per 300 mezzi e nonostante nel piano della Regione Emilia-Romagna siano segnati altri 600 bus fino al 2020. Ancora prima, a fine gennaio, numeri sulla situazione dell'ex 'Breda' li avevano tirati alcuni parlamentari, che parlavano di un portafoglio ordini per 276 veicoli acquisiti, e molte gare a cui partecipare. Erano “bufale”? Ai lavoratori bisogna dare la possibilità di lavorare, non possono essere presi per i fondelli, ne va della loro dignità lavorativa e di esseri umani.
 Noi Comunisti chiediamo il rispetto dei patti, la ripresa della produzione a Bologna, adesso  quasi ferma. Le Istituzioni devono attivarsi affinché la nuova proprietà, guidata dal manager Stefano Del Rosso, rispetti gli accordi presi, cioè di far ripartire la fabbrica dopo aver acquistato assieme ad altri da Finmeccanica la quota di maggioranza della società.
Gli ordini ci sono, almeno per 247 veicoli. Finora la maggior parte degli autobus è stata fatta in Turchia o comunque all’estero, mentre i lavori di ristrutturazione promessi per la fabbrica di Bologna, necessari per farla ripartire, non sono mai iniziati, hanno montato solo dei ponteggi all’esterno, se non bastasse questa è l’ennesima prova della reale volontà della proprietà.
Lavoratori della Breda, il Partito Comunista lotta con voi. Ciro Rinaldi.

lunedì 3 aprile 2017

Solidarietà al Comitato Pratello R'esiste





E’ con profonda amarezza che apprendiamo, da un articolo apparso sull’edizione di Bologna de La Repubblica online del 2 Aprile a firma di Luca Bortolotti, la notizia della probabile cancellazione della manifestazione Pratello R’esiste programmata, come negli ultimi nove anni, per il 25 Aprile. Una manifestazione popolare che in questi anni ha fatto vivere i valori dell’antifascismo, della pace e dell’antirazzismo celebrando l’anniversario della liberazione dal nazifascismo.
Questa triste decisione è scaturita, da quanto appreso, da un vero e proprio sistema anti Pratello messo in piedi dal Comune di Bologna che, emettendo ordinanze e regolamenti, ha reso impossibile al Comitato Pratello Resiste organizzare la manifestazione. Fra coprifuoco per i locali alle 22, richieste di un’assicurazione da un milione di Euro e la pretestuosa richiesta di barriere antiterrorismo, sono state create le condizioni per impedire subdolamente una festa ormai tradizionale per Bologna. 

Si evidenzia la pericolosa deriva che potrebbe verificarsi se, le stesse restrizioni, venissero imposte a tutte le realtà sociali promotrici di iniziative popolari. Una limitazione della partecipazione sociale e politica che danneggia Bologna, città medaglia d’oro alla Resistenza, e nello specifico, la giornata del 25 Aprile che merita di vedere organizzati anche eventi non istituzionali.

Il Partito Comunista Italiano di Bologna giudica come dannosa questa cancellazione indotta e si sente solidale con il Comitato Pratello R’esiste.