venerdì 31 marzo 2017

Alla Stampi Group di Monghidoro in arrivo 62 licenziamenti. Ecco gli effetti delle nuove leggi sul lavoro





Questo è l’amaro esito a cui si arriva nella vicenda che ha tenuto banco per oltre un anno, in uno dei territori più a rischio di desertificazione industriale di tutta la regione. Vicenda che, come purtroppo succede spesso, vede come parte soccombente i lavoratori.
   Sono infatti in arrivo le 62 lettere di licenziamento per i lavoratori della Stampi Group di Monghidoro, in presidio permanente per molti mesi davanti ai cancelli.
   Come è noto la Stampi Group è chiusa dal marzo 2016, da quando i dipendenti hanno iniziato uno sciopero perché il proprietario, l'imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, non pagava gli stipendi. Da allora hanno presidiato a turno l'azienda per evitare di vedere asportati nottetempo i macchinari.
Nel corso dei mesi i lavoratori e le loro rappresentanze hanno incontrato tutte le Istituzioni nella speranza di trovare una soluzione al loro dramma, senza risultato.
Nel frattempo le norme sugli ammortizzatori sociali sono cambiate, la cassa integrazione spetta solo in caso di continuità aziendale e questo lascia ai dipendenti una sola strada: il licenziamento, con la copertura della sola Naspi, più corta rispetto alla cassa integrazione e diversa da persona a persona. E tra l'altro bisogna fare in fretta: da fine mese la Naspi potrebbe non essere scontata per tutti i lavoratori.
Tutto questo è la conseguenza della totale mancanza di lungimiranza di chi ci governa, a Roma e in via Aldo Moro, unita anche alla pervicace volontà politica degli ultimi 20 anni di distruggere i diritti dei lavoratori. La nostra legislazione è troppo lasca con gli imprenditori rapaci e disonesti come Elvio Trucchetto, oramai è di moda il mantra che dipinge tutti gli imprenditori come eroi della Patria mentre i lavoratori devono solo essere grati se qualcuno si degna di sfruttarli per pochi euro al mese. Si è lasciato che un imprenditore della levatura di Trucchetto menasse per il naso per mesi lavoratori ed Istituzioni senza trovare una soluzione concreta che desse continuità lavorativa ad un'azienda che è fallita non per mancanza di commesse, non per una crisi di mercato ma unicamente a causa dell'avidità del suo proprietario e poi ci sono le leggi sul lavoro che ha voluto il Governo Renzi che hanno "dato il colpo di grazia”: siamo al paradosso che due imprenditori seri che avevano intenzione di rilevare l'azienda per farla ripartire non possono farlo perché Renzi ha minato le fondamenta del sistema degli ammortizzatori sociali così come lo conoscevamo. 

Come Partito Comunista Italiano di Bologna ci dispiace constatare un'altra volta che davanti alla prepotenza datoriale la Regione si mostri sempre pavida e muta, siamo convinti che sia necessario un cambio di passo nella gestione delle crisi aziendali, la Regione non può essere mera spettatrice ma deve prendersi la responsabilità di guidare i processi industriali con politiche ad hoc. 
Adesso ci auguriamo e ci batteremo al fianco dei lavoratori per questo, che la Regione si dia da fare per garantire ai lavoratori gli ammortizzatori sociali che spettano loro.

Il PCI esprime tutta la propria solidarietà ai lavoratori della Stampi Group di Monghidoro che stanno vivendo un dramma che non può lasciare indifferenti. Adesso si perseguano tutte le strade, per trovare soluzioni perché nessuno dei lavoratori veda lesa la propria dignità personale e lavorativa, per giunta in un territorio già di per se fragile come la montagna.

martedì 28 marzo 2017

2 Aprile: "Présidentielle 2017" Comunisti e Sinistra francese a un mese dal voto


Domenica 2 Aprile, dalle 15.30 nella sede della Federazione di Bologna, parleremo di presidenziali in Francia. Un incontro di approfondimento con Lorenzo Battisti, Dipartimento Esteri PCI, per parlare del ruolo dei Comunisti e della Sinistra nel sistema politico francese. 


Piano di riorganizzazione dell'ASL di Bologna: una riqualificazione che sa di taglio




Veniamo a conoscenza in questi giorni della riqualificazione ospedaliera bolognese presentata dalla conferenza sociosanitaria di Bologna. Parlare di “riqualificazione” è fuorviante perché, in realtà, si tratta di un taglio di 195 posti letto per l’anno 2017 che si vanno a sommare ai cospicui tagli degli scorsi anni.
I numeri che stanno circolando ci portano a considerare, questa manovra di “riqualificazione”, come una pessima politica che andrà a colpire gli ospedali bolognesi e non solo. Si parla di 84 posti letto in meno per l’ospedale Maggiore e Bellaria; di un taglio di 92 posti per il Sant’Orsola e di 19 per il Rizzoli. 

La sforbiciata non si limita ai centri sanitari cittadini. Prevede inoltre la chiusura del Pronto Soccorso di Vergato sostituendolo beffardamente con un centro di primo soccorso attivo solo mezza giornata. Un danno gravissimo ai cittadini dell’Appennino bolognese che considerano, il Pronto Soccorso di Vergato, un importante punto di riferimento alternativo ai centri sanitari di Porretta e Bologna molto spesso irraggiungibili in breve tempo. 
Proprio per la sua posizione mediana, la chiusura del Pronto Soccorso di Vergato, avrebbe ricadute gravissime sul sistema di emergenza urgenza 118 al quale si collegano le associazioni di Pubblica Assistenza che prestano servizio sul territorio e del quale, ancora, non è dato sapere il futuro. Nonostante sia un tema strettamente connesso al piano di riqualificazione presentato.  

Esprimiamo preoccupazione e un totale dissenso nei confronti di queste prospettive che non riqualificano ma peggiorano il servizio sanitario bolognese sottraendo un presidio essenziale per le comunità montane. Segnaliamo come nei momenti di crisi sia necessario implementare i servizi sociosanitari, non ridimensionarli provocando difficoltà di accesso.


Ls sanità non deve costituire un costo ma un investimento per la tutela dei cittadini. Siamo convinti della necessità di una sanità pubblica, gratuita e di qualità in piena attuazione dell’Articolo 32 della Costituzione.