martedì 30 maggio 2017

lunedì 29 maggio 2017

Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori migranti



Il Partito Comunista Italiano ha partecipato, Sabato 27 Maggio, al corteo di Bologna in solidarietà con le lavoratici e i lavoratori migranti: donne e uomini sfruttati due volte. Prima dai trafficanti, poi dai padroni italiani che sfruttano la loro illegalità per farli lavorare in condizioni inumane.

Noi comunisti abbiamo manifestato contro la legge Minniti-Orlando che, appesantendo addirittura la Bossi-Fini, favorisce lo sfruttamento. In molti casi si giunge a forme di volontariato che non hanno nulla a che fare con un lavoro dignitoso.

Questa manifestazione è stata la risposta alla Bologna razzista, alla Bologna che vede i lavoratori migranti come nemici mentre plaude ai vari Marchionne.


Questo flusso di donne e uomini migranti non terminerà fino a quando l’occidente imperialista non smetterà di occupare, saccheggiare e prosciugare il resto del mondo. Nessuno vorrebbe abbandonare le proprie terre natali se non occupate e sopraffatte.

giovedì 25 maggio 2017

L'ennesimo schiaffo ai lavoratori




Il Partito Comunista Italiano di Bologna, rispondendo all'invito della CGIL, sarà presente, oggi alle 17,30, al presidio che si terrà in Piazza Roosvelt, per protestare contro l'intenzione del Governo, domani, di definire una nuova normativa sul lavoro occasionale, di fatto reintroducendo i voucher, attraverso un emendamento al Dl 50/2017.

Siamo in presenza di un vera e propria presa in giro da parte del Governo nei confronti dei milioni di cittadini che hanno firmato l’abrogazione dei voucher. Il Governo, quindi, prima ha accolto le richieste di abrogazione e poi vuole ripristinare, nei fatti, le norme abrogate. È evidente che l'unico obiettivo era quello di evitare i referendum.

Questo atto costituisce una netta violazione dell'art. 75 della Costituzione, al quale come forza politica reagiremo, iniziando con il partecipare, questa sera al presidio che si terrà a partire dalle ore 17.30 in Piazza Roosevelt.

mercoledì 24 maggio 2017

L'odissea dei lavoratori della Bredamenarini




Dopo appena qualche giorno ci ritroviamo di nuovo a parlare della vicenda, assurda, che stanno vivendo i lavoratori della Bredamenarinibus, la fabbrica bolognese di via S.Donato.
Fonti sindacali attendibili ci informano che sarebbe in atto, da parte della proprietà, una specie di ricatto nei confronti dei lavoratori.
In sostanza l’azienda sta offrendo, con modalità a dir poco discutibili, una somma di 15.000 euro a 160 lavoratori per fargli lasciare il posto di lavoro.
L’azienda, come avevamo denunciato noi Comunisti, prima ha trasferito sei Tir pieni di materiali e attrezzature in altro sito e, adesso, sta chiamando i lavoratori, indistintamente dalla loro professionalità, per offrire loro 15 mila euro che dovrebbero essere accettati in quanto la direzione avrebbe fatto sapere dell’imminente chiusura dello stabilimento. Tutto questo a tre giorni dall’incontro che si terrà a Roma, presso il Mise.

Ricordiamo che la maggioranza dell’ex Bredamenarini nel 2014 è stata ceduta da Finmeccanica a una cordata di imprenditori guidata da Stefano Del Rosso, che ha comprato anche lo stabilimento ex Irisbus ad Avellino, riunificando i due marchi in un unico gruppo. Una proprietà che ha promesso investimenti sulla fabbrica bolognese (ricevendo in cambio di queste sostanziosi aiuti economici), promesse non mantenute. Tanto che attualmente gran parte dei lavoratori è in cassa integrazione e nello stabilimento bolognese sono partiti soltanto dei lavori di manutenzione.

Secondo i sindacati la chiusura della azienda potrebbe avvenire già entro Settembre, per questo noi Comunisti chiediamo che vengano utilizzati tutti gli strumenti necessari affinché non si arrivi a chiudere una delle aziende di prestigio della industria bolognese e nazionale.

Chiediamo che governo, Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna trovino un’alternativa e un progetto industriale per Bologna e Avellino (sede della Irisbus). 
C’è poi la questione dei mezzi che secondo i sindacati sono stati finora prodotti all’estero, in particolare in Turchia dove ha sede la Karsan. È paradossale, e diciamo anche disonesto, che le commesse per il trasporto pubblico, finanziate dal sistema pubblico, vengano costruite all’estero.
I sindacati Mercoledì, data dell’incontro a Roma, porteranno parte dei lavoratori sotto al ministero, mentre un’altra parte si riunirà in assemblea a Bologna.

Noi Comunisti saremo al loro fianco nella lotta in difesa dei diritti dei lavoratori e non ci stancheremo di denunciare i comportamenti di questi imprenditori che, dopo aver preso soldi pubblici, quindi di tutti i cittadini, se ne infischiano dei lavoratori e dello sviluppo della industria italiana.
Questo stato di cose favorito da Leggi sciagurate (riforma del lavoro del Governo Monti e il Jobs act del Governo Renzi) non è più accettabile.

Responsabile Lavoro (Ciro Rinaldi)

martedì 9 maggio 2017

Tirocini, aiuto concreto o sfruttamento?


Riportiamo, di seguito, un articolo del nostro compagno Luca Pasini pubblicato sulla rivista "Il Faro"

Vorrei parlare in questo mio breve articolo, della mia impressione da tirocinante dei cosiddetti “tirocini”. Codesti vengono visti dai più, come un aiuto dell’azienda USL verso le persone che devono inserirsi o formarsi sul mondo del lavoro, oppure che hanno un qualche tipo difficoltà fisica o psichiatrica, non entrerò nel merito delle dinamiche che portano a questi tirocini, poiché non me ne intendo abbastanza e spesso i motivi per cui uno li fa, cambiano da persona a persona e a seconda del tipo di tirocinio in questione.
Ciò di cui voglio qui trattare sono: le regole lavorative che determinano i loro contratti, esse sono retrograde e prive di diritti, a mio parere le condizioni di lavoro dei tirocinanti fanno concorrenza (sotto alcuni aspetti) a quelle dei lavoratori italiani di fine ottocento e inizi novecento, gli unici tre lati postivi, rispetto a questi ultimi sono: il decisamente più basso monte di ore lavorative, un’assicurazione sugli infortuni e un ambiente di lavoro molto più protetto, ma tanti sono i fattori negativi della faccenda. Passo prima ad illustrali e poi a dimostrare che i tirocini sono anticostituzionali.
Innanzi tutto paghe molto basse, con un orario di circa quattro ore al giorno, lavorando per cinque giorni alla settimana un tirocinante in media prende duecentocinquanta euro, decisamente molti di meno di quanti ne prenderebbe un vero lavoratore con le stesse ore di lavoro. Spesso ciò viene giustificato con la mancanza di fondi da parte dell’USL, ma io ritengo che: le aziende in cui tali tirocini hanno luogo dovrebbero provvedere loro stesse a stanziare almeno altri duecentocinquanta euro, in aggiunta a quelli dell’USL. Del resto i tirocinanti svolgono determinati compiti per le suddette aziende, che tra l’altro sono profumatamente pagate annualmente dall’USL, incassando  4.000 euro annui per ogni tirocinante che prendono.
Una mancanza ancora più grave è l’assenza della malattia, se stai male e non vieni a lavorare: perdi la giornata e la paga, non hai quindi alcuna tutela economica.
Ultimo ma non ultimo: tutti coloro che lavorano hanno dritto a ferie pagate, ma a noi tirocinanti; ciò è negato.
Tutti questi dati di fatto mi portano ad accusare i tirocini di tutti tipi (d, c, ecc.), come contratti assolutamente anticostituzionali. Passo ad illustrarne le prove di questa mia accusa:
L’articolo 36 della Costituzione Italiana dice che: 
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”, l’ultimo comma dell’articolo aggiunge in oltre:
 “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziavi.”
Se voleste avere maggiori informazioni per quanto riguarda il lavoro, tutti gli articoli oltre l’1e il 4, sono descritti nel titolo terzo della costituzione, i considetti “rapporti economici” che vanno dall’articolo 35 al 47.
Voglio in oltre aggiungere: che è un diritto dei tirocinanti il versamento dei contributi sulla pensione.
Non posso non concludere con uno degli articoli fondamentali della nostra costituzione, ossia l’articolo 4:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

sabato 6 maggio 2017

Chi protesta in difesa dei diritti viene licenziato




Succede a Calderara di Reno (BO), diversi lavoratori che in precedenza hanno partecipato alle proteste contro il magazzino di Mondo convenienza di Calderara di Reno, sarebbero stati esclusi dalla riassunzione dopo un cambio appalto.
Una ottantina di persone è senza lavoro. La proposta di assunzione non viene fatta ai lavoratori sindacalizzati, quelli che hanno chiesto il rispetto dei loro diritti.
Nel nuovo lavoro in appalto a una cooperativa, per i facchini è prevista anche una riduzione della retribuzione di 200 euro. In un nostro comunicato del gennaio scorso avevamo già denunciato la situazione di questi lavoratori dello stabilimento di Calderara di Reno che avevano scioperato, a gennaio, perché la proprietà non rispettava il contratto nazionale.
I nuovi datori di lavoro hanno messo in atto un sistema di licenziamenti indiretti, in pratica dicono che fanno delle proposte a non tutti i lavoratori. Guarda caso, però,  gli esclusi coinciderebbero con i lavoratori che si erano più esposti nelle precedenti proteste, lamentando tra le altre cose, il rispetto di tempi di lavoro e il pagamento degli straordinari. 
La cosa scandalosa, secondo noi Comunisti, è che l’azienda che è subentrata nell’appalto non è altro che un'altra cooperativa sempre di Mondo Convenienza, che vuole sfruttare il cambio di appalto per abbassare le retribuzione e licenziare chi chiede i propri diritti.
Il Partito Comunista di Bologna appoggia la battaglia di questi lavoratori e condivide la richiesta dei sindacati di essere riconvocati da parte del prefetto, visto che nel primo incontro la dirigenza non si è nemmeno presentata.
La protesta riesplosa a Bologna, nei confronti di Mondoconvenienza, dopo la mancata riassunzione dei lavoratori sindacalizzati, non è isolata. Anche in altre città, Verona, Brescia, Milano, Civitavecchia, Rimini, emerge un sistematico utilizzo da parte di cooperative in appalto che non applicano i contratti nazionali, evadono Inps e fisco attraverso la famigerata “Trasferta Italia” nelle buste paga, e reiterano comportamenti discriminatori nei confronti dei lavoratori sindacalizzati.
A Bologna, oltre a "licenziare i lavoratori sindacalizzati" si tenta di "applicare un diverso contratto nazionale” (settore delle pulizie) per ridurre ulteriormente le retribuzioni. Lo stesso schema utilizzato in altre piattaforme dal consorzio Lodi che sostituisce sempre con proprie cooperative le appaltatrici di Mondo Convenienza con l'obiettivo di ridurre i diritti e licenziare i lavoratori scomodi.

Responsabile lavoro PCI di Bologna – Ciro Rinaldi

lunedì 1 maggio 2017

I comunisti sempre insieme ai lavoratori


Anche quest’anno il Partito Comunista Italiano di Bologna è in piazza insieme ai lavoratori per condividere con loro uno dei periodi più delicati per la loro tutela e la difesa dei propri diritti.

Sono sotto gli occhi di tutti i guasti procurati dal jobs act presentato da un’indecente campagna mediatica come occasione per superare la miriade di contratti precari e dare stabilità ai lavoratori. In realtà è vero il contrario. Con il jobs act si è cancellato il contratto a tempo indeterminato. Tutti i nuovi assunti sono precari. Possono essere licenziati in ogni momento, ogni lavoratore è solo davanti all’impresa, le sue mansioni vengono monitorate e controllate a distanze, i salari sono bassi, la rappresentanza sindacale diventa praticamente nulla. Un esercito di lavoratrici e lavoratori senza diritti, la cui capacità di autorganizzazione e di sindacalizzazione è annullata dall’incertezza del lavoro.

Mai come adesso, infatti, il lavoro è stato precarizzato, umiliato mentre nel contempo si sono dati soldi agli imprenditori per assumere lavoratori con la modalità dell’usa e getta ( grazie alla abolizione dell’art. 18 voluta dal PD) o in condizione di precariato schiavista, come dimostra l’esplosione dei voucher.

Bisogna, urgentemente, ricominciare a discutere seriamente di misure per aumentare l’occupazione reale, in particolare di quella giovanile, di garanzia del  reddito per quanti sono stati espulsi dal mercato del lavoro per ragioni di età.
Come è noto  la Corte costituzionale ha  bocciato il quesito sul ripristino dell’articolo 18.
Sul piano logico-giuridico la sentenza della Corte costituzionale è fortemente discutibile. Sul piano politico, non della politica contingente ma di quella regola di fondo costituita dal “Salus Reipublicae suprema lex”, vale a dire dalla salvaguardia dei valori costituzionali di fondo di cui la Corte costituzionale dovrebbe costituire un imprescindibile presidio, si può dire che questa sentenza è semplicemente sbagliata.

Credo non ci sia altro da aggiungere, aver dichiarato inammissibile il quesito che avrebbe, quello si, smantellato nei cardini principali  il JOBS ACT, è sicuramente un pessimo segnale, che non va sottovalutato ancor più in un Paese che, come da Costituzione,  si dichiara fondato sul lavoro (senza art. 18 io ti licenzio, non ti devo neanche spiegare perché, ti do una buona uscita di qualche euro e tu vai a casa; è chiaro a tutti che funziona così?).

Sul nostro territorio ci siamo occupati, recentemente della situazione dei lavoratori della ex Bredamenarinibus di Bologna, costretti a fare dei presidi ed entrare in sciopero. La protesta è scattata dopo che i lavoratori hanno scoperto che, nei giorni precedenti, era stato imballato del materiale necessario alla costruzione di 26 veicoli che dovevano essere fatti a Bologna e invece verranno costruiti  nella sede di Avellino della ex Irisbus confluita, come la 'Breda', nell'Industria italianaautobus. Tutto questo mette in discussione il futuro lavorativo dei dipendenti.
Noi Comunisti abbiamo chiesto, con forza, il rispetto dei patti e la ripresa della produzione a Bologna. Seguiremo la faccenda, sollecitando le Istituzioni ad attivarsi affinchè la nuova proprietà, rispetti gli accordi presi.
La situazione creatasi con la Breda è, a nostro parere, la dimostrazione della deriva privatistica nel nostro paese e della accettazione costante di accordi al ribasso che non tutelano i lavoratori.

Riteniamo, in ultimo, positiva la scelta dei lavoratori della Alitalia che, con grande dignità e solidarietà, hanno bocciato, con l’80% di NO, il preaccordo che prevedeva la riduzione degli esuberi del personale di terra da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante da 30 a 8%. Con il voto contrario dei dipendenti tale preaccordo diventa carta straccia.
La scelta, ribadiamo di grande dignità, dei lavoratori dovrebbe far riflettere le sigle sindacli che avevano firmato tali accordi. Adesso si lavori per la soluzione della vertenza. Noi Comunisti approfondiremo il tema sui nostri siti.