mercoledì 22 novembre 2017

Tuteliamo chi segnala gli illeciti sul lavoro


Finalmente è stata approvata la Legge sulla tutela dei lavoratori che denunciano un reato o un atto illecito di cui siano venuti a conoscenza sul posto di lavoro (i cosiddetti Whistleblowing). La Legge stabilisce che questi non debbano essere discriminati, sanzionati o licenziati come atto ritorsivo dal datore di lavoro. 
Parliamoci chiaro, senza nascondere la verità sotto il tappeto: nonostante la nuova legge, denunciare una condotta illecita nella quale ci si imbatte in ambito lavorativo, per il denunciante può continuare a rappresentare l’anticamera di un calvario professionale, legale e personale. 
E’ indispensabile creare le condizioni perché chi fa la cosa giusta possa contare – oltre che sui principi fissati dalla legge – su un reale supporto legale e, magari, in alcuni casi anche psicologico e bisogna rendere fare la cosa giusta qualcosa di cui andare fieri agli occhi dei propri figli, amici e parenti, della comunità di appartenenza. C’è un mondo che deve stringersi attorno al segnalante: uno per tutti, tutti per uno. I principi della legge, da soli, non basteranno a convincere nessuno a sfidare i più forti “solo” perché il mondo sia un posto un po’ più giusto. Lo Stato – che già avrebbe potuto trasformando alcune petizioni di principio presenti nelle legge in previsioni più stringenti, reali e concrete – potrà (speriamo) fare la sua parte, ma non si può sempre e solo porsi in una condizione di attesa verso chi ci governa.
Ciascuno, in modo e misura diversa, potrà fare la sua parte. Le associazioni della società civile e gli studi legali potrebbero garantire assistenza legale qualificata ai denuncianti, i colleghi di lavoro stringerli in un abbraccio collettivo forte, reale e di sostegno anziché isolarli per paura di essere “contagiati” dal germe degli “spioni” come purtroppo, qualcuno addita i whistleblower. Va bene la legge, insomma, d’accordo nel chiedere che lo Stato faccia sempre di più. Ma nessuno pensi che il whistleblowing sia un fenomeno che riguarda solo chi denuncia e chi viene denunciato. E’ una buona condotta civica, un dovere morale, uno strumento di maturazione democratica che rende migliore il nostro Paese nell’interesse economico, sociale, culturale e politico di tutti. 
Se si vuole un Paese onesto, meritocratico ed economicamente produttivo, nessuno può e deve pensare di potersi girare dall’altra parte continuando, al tempo stesso, a rivendicare il diritto alla legalità e alla dignità lavorativa. 

IL RESPONSABILE LAVORO DEL PCI DI BOLOGNA

domenica 5 novembre 2017

Ricordo di Ernesto "Che" Guevara a cinquant'anni dalla morte

Pubblichiamo di seguito l'articolo del compagno Nino Villa apparso sulla testata imolese "Sabato Sera" il 12 Ottobre scorso.

In quei giorni di inizio ottobre '67, un insegnante conservatore e un po' reazionario del Itis di Bologna, che frequentavo, mi chiese irridendo : “Allora Villa, questo Guevara è morto o no ?” . Nella stampa si inseguivano notizie sulla sua cattura in Bolivia, ma non c'erano conferme. Risposi, facendo sorridere la classe, che Fidel non mi aveva ancora telefonato e lui ci rimase un po' male. Purtroppo il giorno dopo, comprando l'Unità prima di salire in treno, lessi la conferma dell'uccisione del “Guerrillero Herioco”, con la famosa foto del suo corpo sul lavatoio di la Higueras. A Imola in quel periodo cominciavano i primi segni di quella che venne definita contestazione, anche tra i giovani che militavano nella Federazione Giovanile Comunista; assieme ad altri, affittati e riattati alcuni locali in via Luigi Sassi 12, aprimmo la sede del “Circolo Che Guevara – Centro Comunista Cultura Popolare” dove vennero svolte iniziative politiche e di conoscenza delle realtà rivoluzionarie in America Latina. I fermenti di quel periodo portarono molti ad uscire dal PCI (io rientrai nel '76) ed alla Federazione imolese la cosa infastidiva e alcuni dirigenti, prima di quel 9 ottobre 1967, asserivano che Guevara non era in giro per il Sudamerica a  fare la rivoluzione ma se la spassava nascosto a Cuba. Così, ad un comizio del PCI in piazza Matteotti, ci presentammo con grossi palloni gonfiati con gas leggero a cui erano attaccati ritratti del Che e li innalzammo sopra la gente. Poi ci fu il '68, l'autunno caldo, i collettivi operai-studenti, dieci anni di lotte che facevano supporre una situazione diversa dall'attuale, e i ritratti del Che, come esempio di coerenza rivoluzionaria estrema, accompagnarono quel periodo. 
Ernesto Guevara de la Serna nacque a Rosario in Argentina il 14 giugno 1928. Nonostante fosse salute cagionevole per l'asma, gioca a rugby guadagnandosi il soprannome di “Fuser” (Furioso de la Serna) per l'accanimento con cui placcava, sempre con l'inalatore sulla panchina per ogni crisi respiratoria. Nel '51 partì con l'amico Alberto Granado con una vecchia Norton, la “Poderosa”, per conoscere la realtà del subcontinente. Dal libro di ricordi verrà tratto il film “Diari della motocicletta”. Nel '53 effettuò il secondo viaggio ed in Guatemala, conobbe gli esuli cubani dopo l'attacco al Cuartel Moncada che cominciarono a chiamarlo Che, per il suo intercalare tipico argentino ed assistette alla caduta del governo democratico progressista di Arbenz voluta dalla United Fruit americana, che lo rafforzò nelle sue idee socialiste e antimperialiste. E' in Messico e conosce Fidel Castro, instaurando con lui un rapporto speciale ed è arruolato come medico nella spedizione per la liberazione di Cuba, partendo col battello “Granma” dal porto di Tuxpan il 25 novembre 1956 e sbarcando a Las Coloradas  sulla costa sud dell'isola. Con loro il partigiano italiano Gino Donè Paro. Guevara, che fondò “Radio Rebelde” sulla sierra, diventò ben presto un comandante ed a capo della 8ª Columna”Ciro Redondo” vinse la battaglia di Santa Clara, facendo anche deragliare  “el tren blindado” carico di soldati. L'episodio fu decisivo e il dittatore Batista fuggì. I “barbudos” entrarono all'Habana, la Rivoluzione aveva vinto. Viene proclamato cittadino cubano, ricopre incarichi istituzionali fino ad essere ministro per l'industria, compì numerose missioni diplomatiche all'estero in Asia, Africa ed Europa e tenne un infuocato discorso all'Onu contro l'imperialismo americano. Dall'aprile '65 al marzo '66 è in Congo con altri compagni cubani per aiutare la guerriglia di quel paese. Torna a Cuba ma riparte, si saprà poi per la Bolivia : “Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la Rivoluzione” è un suo slogan ed il suo sogno è quello di sollevare i popoli del Sudamerica perché combattano contro il dominio dell'imperialismo nordamericano ed dei suoi rappresentanti. L'8 ottobre 1967 è accerchiato nel canalone dello Yuro da ranger boliviani e “consiglieri” Usa, ferito alle gambe e catturato. Il 9 ottobre viene assassinato per ordine del fantoccio Barrientos, su richiesta dei servizi Usa. Nel '97 i resti del Che e di altri guerriglieri vengono portati a Cuba e inumati nel mausoleo di Santa Clara. 
Sono stato a Cuba quattro volte in delegazioni sportive ufficiali, ho preso la parola di fronte all'hotel Santa Clara dove sono stati lasciati i segni dei colpi sparati durante la battaglia che segnò la vittoria della colonna di Guevara e davanti al mausoleo, ho visto i resti del “tren blindado” e nella Piazza della Rivoluzione a la Habana, la grande immagine sulla facciata del Ministero dell'Industria. Chi non ha mai avuto sogni di cambiamento, anche affidandoli ad una meravigliosa utopia, probabilmente non capirà,  ma quanto senso mantengono ancora le parole del Che nella lettera ai figli :”...siate sempre capaci di soffrire profondamente per qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. E' la più bella qualità di un rivoluzionario”. (nino villa)

GUEVARA IN ITALIA

Il Che è stato due volte in Italia. Nel '59 per una sosta tecnica del volo verso l'Est Europa soggiornò brevemente a Roma visitando la Cappella Sistina e San Pietro. Nel '64, dopo aver partecipato ad una conferenza ONU a Ginevra, Guevara si fermò a Roma per vedere il poeta e pittore spagnolo antifranchista in esilio Rafael Alberti, amico del padre. Dopo l'incontro il Che fu accompagnato nell'ufficio parlamentare di Palmiro Togliatti a Montecitorio, come ha testimoniato l'allora segretario del leader del PCI, Massimo Caprara, testimone dell’incontro.


giovedì 2 novembre 2017

Comunicato stampa Consiglio Comunale Marzabotto


Siamo in presenza di un’escalation assai preoccupante che vede una mistificazione storica e culturale ad opera della destra. Attraverso mozioni con le quali si chiede “l’abolizione del comunismo”, si sta mettendo in atto la peggiore falsificazione possibile ribaltando la storia italiana e mondiale. 

Quest’ondata scellerata farà tappa nel Consiglio Comunale di Marzabotto dove, nella seduta di oggi martedì 31 Ottobre, si discuterà la mozione di una forza politica di minoranza che propone l’abolizione dell’ideologia comunista. La mozione, di per sé mistificante della realtà storica, approda in un territorio come quello di Marzabotto, simbolo di lotte sanguinose, nel quale i comunisti hanno combattuto duramente per la liberazione dall’occupazione nazi-fascista contribuendo sostanzialmente alla pace e alla libertà del Paese. 

La messa al bando del comunismo offende i vivi ed i morti, quei partigiani e quelle partigiane che, da comuniste, hanno combattuto su quelle montagne per sconfiggere l’odio, e la violenza perpetrata dal fascismo.

Il Partito Comunista Italiano di Bologna e Il Partito della Rifondazione Comunista di Bologna stigmatizzano pubblicamente questa micidiale mistificazione e auspicano che il Consiglio Comunale di Marzabotto respinga a gran voce questa ennesima provocazione di chi, in cerca di notorietà, fa una vera e propria opera di revisionismo storico. 
Rimaniamo in allerta e, qualora non dovesse verificarsi quanto auspicato, siamo pronti a scendere in piazza per impedire il rovesciamento della storia del nostro paese e del nostro territorio.

Cogliamo in ogni caso l’occasione per impegnarci nella costruzione di un’iniziativa pubblica unitaria ed antifascista che investa il territorio del comune di Marzabotto, comune partigiano. 

Partito Comunista Italiano – Federazione di Bologna
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Bologna