venerdì 22 settembre 2017

Per accorciare le liste d'attesa dei nidi bolognesi il Comune investe in scuole private. Politica offensiva e ricattatoria



La nuova politica intrapresa dall’Amministrazione Merola per dissolvere le liste d’attesa negli asili nido ha il sapore e l’odore di una privatizzazione massiccia del servizio. 
Per diminuire l’'attesa non è stato incrementato l’investimento sugli asili comunali, bensì sono state aumentate le convenzioni con gli istituti privati passando dalle 190, attive per l’anno scolastico 2016-2917 , alle 373 convenzioni attive per l’anno appena iniziato.

Una decisione che porta con sé numerosi problemi culturali, sociali ed economici. In tal modo non viene assegnato il servizio a lavoratori del sistema educativo pubblico che si vedono scavalcati da istituti privati sostenuti dallo stesso Comune. Politica che contrasta con quanto hanno deciso i cittadini bolognesi nel referendum del 2013, con il quale hanno detto no ai finanziamenti pubblici alle scuole private.
E’ inoltre una violazione di un diritto delle famiglie, dei genitori a cui viene sostanzialmente proposto un ricatto, mettendo in contrapposizione la scelta del percorso educativo con i bisogni concreti di assistenza all’infanzia. Non è un segreto come, la maggior parte degli asili privati di Bologna, siano di impianto cattolico. Si innesca perciò un ricatto subdolo al quale il genitore lavoratore sarà costretto a cedere.


l Partito Comunista Italiano di Bologna, fortemente a sostegno di una scuola pubblica, gratuita, laica e di qualità, condanna la scelta dell’Amministrazione come, offensiva nei confronti del personale educativo pubblico, e lesiva nei confronti dei genitori che in tal modo si vedono negato il diritto costituzionale a un sistema educativo pubblico e laico. 

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