Riportiamo, di seguito, un articolo del nostro compagno Luca Pasini pubblicato sulla rivista "Il Faro"
Vorrei parlare in questo mio breve articolo, della mia impressione da tirocinante dei cosiddetti “tirocini”. Codesti vengono visti dai più, come un aiuto dell’azienda USL verso le persone che devono inserirsi o formarsi sul mondo del lavoro, oppure che hanno un qualche tipo difficoltà fisica o psichiatrica, non entrerò nel merito delle dinamiche che portano a questi tirocini, poiché non me ne intendo abbastanza e spesso i motivi per cui uno li fa, cambiano da persona a persona e a seconda del tipo di tirocinio in questione.
Ciò di cui voglio qui trattare sono: le regole lavorative che determinano i loro contratti, esse sono retrograde e prive di diritti, a mio parere le condizioni di lavoro dei tirocinanti fanno concorrenza (sotto alcuni aspetti) a quelle dei lavoratori italiani di fine ottocento e inizi novecento, gli unici tre lati postivi, rispetto a questi ultimi sono: il decisamente più basso monte di ore lavorative, un’assicurazione sugli infortuni e un ambiente di lavoro molto più protetto, ma tanti sono i fattori negativi della faccenda. Passo prima ad illustrali e poi a dimostrare che i tirocini sono anticostituzionali.
Innanzi tutto paghe molto basse, con un orario di circa quattro ore al giorno, lavorando per cinque giorni alla settimana un tirocinante in media prende duecentocinquanta euro, decisamente molti di meno di quanti ne prenderebbe un vero lavoratore con le stesse ore di lavoro. Spesso ciò viene giustificato con la mancanza di fondi da parte dell’USL, ma io ritengo che: le aziende in cui tali tirocini hanno luogo dovrebbero provvedere loro stesse a stanziare almeno altri duecentocinquanta euro, in aggiunta a quelli dell’USL. Del resto i tirocinanti svolgono determinati compiti per le suddette aziende, che tra l’altro sono profumatamente pagate annualmente dall’USL, incassando 4.000 euro annui per ogni tirocinante che prendono.
Una mancanza ancora più grave è l’assenza della malattia, se stai male e non vieni a lavorare: perdi la giornata e la paga, non hai quindi alcuna tutela economica.
Ultimo ma non ultimo: tutti coloro che lavorano hanno dritto a ferie pagate, ma a noi tirocinanti; ciò è negato.
Tutti questi dati di fatto mi portano ad accusare i tirocini di tutti tipi (d, c, ecc.), come contratti assolutamente anticostituzionali. Passo ad illustrarne le prove di questa mia accusa:
L’articolo 36 della Costituzione Italiana dice che:
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”, l’ultimo comma dell’articolo aggiunge in oltre:
“Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziavi.”
Se voleste avere maggiori informazioni per quanto riguarda il lavoro, tutti gli articoli oltre l’1e il 4, sono descritti nel titolo terzo della costituzione, i considetti “rapporti economici” che vanno dall’articolo 35 al 47.
Voglio in oltre aggiungere: che è un diritto dei tirocinanti il versamento dei contributi sulla pensione.
Non posso non concludere con uno degli articoli fondamentali della nostra costituzione, ossia l’articolo 4:
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
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